Elezioni Ungheria Magyar: Péter Magyar sfida Viktor Orbán per il futuro dell'Europa
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L’Europa Trema Se Magyar Vince, Meloni perde la sua sponda

Le elezioni Ungheria Magyar rappresentano un terremoto politico: se Péter Magyar vince, Meloni perde la sua sponda – ed è un bel problema – Oddio, ma vi rendete conto di quello che sta succedendo in Ungheria? Mentre tutti guardavamo le solite risse in parlamento italiano, a Budapest si sta giocando una partita che potrebbe cambiare fino in fondo gli equilibri europei. Le elezioni Ungheria Magyar sono infatti decisive per il futuro del continente. E non sto esagerando, eh. Viktor Orbán, quello che da sedici anni tiene in pugno l’Ungheria con il suo Fidesz, ovvero il partito di destra al governo in Ungheria dal 2010,, ovvero il partito di destra al governo in Ungheria dal 2010 (il partito di destra di Orbán), si trova davanti alla sfida più seria della sua carriera politica. Dall’altra parte c’è Péter Magyar, che fino a poco tempo – inutile negarlo – fa era praticamente sconosciuto e ora promette di “vincere” queste elezioni. elezioni davvero.

Ma dai, chi l’avrebbe mai detto? La cosa che mi colpisce di più è che tutti i giornali, da Sky TG24 al Washington Post, stanno parlando di “sfida storica”…. E quando tutti i media mondiali si accordano – a dire il vero – su qualcosa, vuol dire che è davvero grossa. Tipo quando Caracciolo su La7 dice che “se Orbán perde sono problemi per Meloni e il governo” — e lui di geopolitica se ne intende, mica è uno qualunque. E così sia…. Però aspetta, facciamo un passo indietro. Strano, no? Chi lo sa. Perché questa elezione dovrebbe interessare a noi italiani? Semplice: Orbán è praticamente l’unico alleato vero che ha Giorgia Meloni in Europa. Quello con cui può fare fronte comune contro Bruxelles quando si parla di immigrazione, di sovranità nazionale, di tutte quelle robe che al centrodestra italiano stanno tanto a cuore…. Ora, immaginate un po’ la scena: Meloni che si ritrova sola soletta nel Consiglio Europeo, senza più il suo amico Viktor a darle manforte. Praticamente come andare a una rissa con il tuo migliore amico e poi ritrovarti che lui ha cambiato squadra. Un disastro, diciamocelo.

E infatti l’affluenza record che riporta La Stampa la dice lunga sulla voglia di cambiamento degli ungheresi. Ma andiamo avanti. Quando la gente esce di casa in massa per – se ci pensiamo – votare, di solito non è per confermare lo status quo. Già. È per mandare a casa qualcuno. E Magyar, che fino a ieri era nell’ombra, adesso promette di ribaltare tutto…. Queste elezioni Ungheria Magyar potrebbero segnare una svolta storica. Il risultato delle elezioni Ungheria Magyar determinerà il futuro dell’alleanza tra Roma e Budapest. Ma voi sapete chi è davvero questo Magyar? Ma andiamo avanti. È uno che viene da dentro il sistema, eh. Non è mica un outsider qualunque. Ha lavorato con il governo Orbán, conosce tutti i meccanismi, tutti i trucchi. E così sia. Tipo quando uno dei tuoi collaboratori più fidati decide di tradirti — fa molto più male di un nemico esterno, no? E qui casca l’asino per Meloni. Perché se Magyar vince — e le previsioni non sono proprio rosee per Viktor — l’Ungheria potrebbe tornare nell’alveo dell’europeismo mainstream. Curioso. Addio alle battaglie comuni contro il Green Deal (il piano climatico europeo), addio al fronte unito sui migranti, addio all’asse Roma-Budapest che tanto piaceva alla Lega di Salvini. Pensate un po’ alle conseguenze pratiche: Meloni che fino a ieri poteva dire “anche l’Ungheria la pensa come noi” si ritroverebbe isolata. E quando sei isolato in Europa, le cose si complicano parecchio. Curioso. Il Recovery Fund, ovvero il fondo europeo da 750 miliardi per la ripresa post-Covid, le politiche energetiche, la gestione dell’immigrazione — tutto diventa più difficile se non hai alleati. Ma c’è di più. Magyar sembra quello che in molti chiamano Il risultato delle elezioni Ungheria Magyar potrebbe segnare il “ritorno alla normalità democratica”. E invece no. E qui mi viene in mente quello che scriveva Jan-Werner Müller in What is Populism?, pubblicato da University of Pennsylvania (chissà) Press nel 2016: il Populismo funziona finché la gente ci crede, ma quando inizia a scricchiolare, crolla tutto d’un colpo. E infatti, leggendo Politico, emergono già le prime accuse di brogli. Già…. Classico, no? Quando senti puzza di sconfitta, tiri fuori la carta delle “elezioni rubate”. Ma stavolta potrebbe non bastare, perché la voglia di cambiamento sembra davvero forte. La BBC parla di ungheresi che “votano in massa” per decidere se mettere fine al regno di Orbán. E quando anche i media anglosassoni, che di solito sono più cauti, usano – almeno credo – termini così netti, vuol dire che la situazione è davvero critica per Viktor. Incredibile. Ma torniamo a noi. Cosa significa tutto questo per l’Italia? Eppure. Meloni si ritroverebbe praticamente senza sponde nell’Europa dell’Est. La Polonia di Tusk è già tornata nell’alveo europeo, la Repubblica Ceca non è mai stata davvero affidabile, e ora anche l’Ungheria rischia di “tradire”. E pensate alle ripercussioni interne: Salvini, che aveva fatto dell’asse con Orbán uno dei suoi cavalli di battaglia, si ritroverebbe con un pugno di mosche…. Difficile a dirsi…. Tutto quel discorso sull'”Europa delle patrie” — che alternative avrebbe? Andare a cercare alleati da Vox in Spagna o dall’AfD, ovvero Alternative für Deutschland, partito di estrema destra tedesco,, ovvero Alternative für Deutschland, partito di estrema destra tedesco, in Germania? Roba che nemmeno Meloni si sognerebbe di fare, troppo tossica. Forse. Ma la cosa più interessante, secondo me, è l’aspetto economico. Libération titolava che Orbán è “englué dans la déconfiture de l’économie” — impantanato nel disastro economico.

E qui casca l’asino: il Sovranismo è bello finché funziona, – e non – ed è un (chissà) bel problema – è poco – ma quando l’economia va male, la gente inizia a guardare altrove. Eppure. E l’Italia? Forse. Mah, non è che stiamo messi benissimo economicamente…. Se anche in Ungheria — che era considerata un modello di crescita nell’Europa dell’Est — le cose vanno male, cosa succede quando gli italiani iniziano a fare due più due? E così sia. Magyar promette un ritorno all’europeismo, un – almeno credo – riavvicinamento a Bruxelles, la fine dell’isolamento internazionale. Roba che potrebbe far gola a molti – a dire il vero – ungheresi stanchi di sentirsi i paria d’Europa. E se funziona lì, perché non dovrebbe funzionare anche da noi? Guardate che Le Monde non sbaglia quando dice (ma questo è un altro discorso) che è un’elezione “closely watched” — osservata da vicino. Tutti stanno guardando Budapest perché sanno che quello che succede lì avrà ripercussioni in tutta Europa. E Meloni lo sa benissimo. Non è un caso che negli ultimi mesi la premier italiana abbia cercato di ammorbidire i toni con Bruxelles: forse – almeno credo – aveva già capito che il vento stava cambiando e che l’era del Sovranismo duro e puro potrebbe essere agli sgoccioli. Eppure. Ma se Magyar vince davvero, come promette, Meloni dovrà fare una scelta: continuare sulla strada dell’isolamento o cercare una via più moderata. E conoscendo la sua abilità politica, scommetto che opterà per la seconda. Difficile a dirsi. Chi lo sa. Ma a che prezzo per la sua base elettorale? Perché, diciamocelo, una bella fetta dell’elettorato di Fratelli d’Italia ha votato proprio per quella retorica anti-europea, per quella promessa di “cambiare tutto da Roma”. Se Meloni inizia a fare la moderata, dove vanno a finire quei voti? E qui si apre un altro scenario interessante. Salvini che cerca di riprendersi lo spazio del Sovranismo puro, Meloni che si sposta al centro, il centrodestra che si spacca: uno scenario che, paradossalmente, potrebbe avvantaggiare il centrosinistra. Forse. Ma torniamo all’Ungheria. L’affluenza record di cui parlano tutti i giornali è un segnale chiarissimo. Incredibile. Quando la gente va a votare in massa, di solito non è per dire “tutto bene così”. E così sia…. Difficile a dirsi. È per dire “basta, vogliamo cambiare”. E Magyar questo lo sa benissimo. Non a caso ha costruito la sua campagna sul messaggio del cambiamento, della rottura con il passato, del ritorno alla “normalità europea” — messaggi che evidentemente funzionano, se perfino Orbán inizia a preoccuparsi seriamente. La cosa che mi fa più riflettere è che (chissà) questa elezione potrebbe segnare davvero la fine di un’era. L’era del Sovranismo trionfante, delle vittorie facili contro Bruxelles, dei leader che promettevano di “riprendere il controllo” e invece si sono ritrovati sempre più isolati. Se Magyar vince, Meloni dovrà ripensare in pieno la sua strategia europea. E non sarà facile, perché dovrà spiegare ai suoi elettori perché quello che fino a ieri era giusto, oggi non lo è più. Ma questa è la politica, no? Forse. L’arte dell’adattamento…. Alla fine, quello che succede a Budapest oggi potrebbe cambiare gli equilibri di tutta Europa. Le elezioni Ungheria Magyar rappresentano quindi un momento cruciale per il futuro del continente. Le elezioni Ungheria Magyar sono quindi cruciali per tutti noi. Ecco. Il punto è questo. E Roma dovrà prenderne atto, che le piaccia o no.

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