Ritratto di Italo Calvino scrittore italiano - biografia Italo Calvino

Breve Biografia Di Calvino

BrLa biografia di Italo Calvino rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della letteratura italiana del Novecento, rivelando un autore straordinario capace di raccontare mondi immaginari come fossero reali. La vita di Calvino mostra infatti un percorso unico nel panorama letterario italiano. Questo, per me, riassume al meglio la figura di questo grande scrittore. Lui era così: uno scrittore che giocava con le parole come un bambino con i lego, costruendo palazzi impossibili ma bellissimi. E qui già si capisce tutto. O quasi. Perché Calvino non era uno che si accontentava delle storie normali, quelle che tutti sanno raccontare. No. Lui voleva andare oltre, scavare dentro le parole fino a trovarci dentro mondi che nemmeno sapevamo di avere in testa.

La biografia Italo Calvino rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della letteratura italiana del Novecento, rivelando un autore straordinario capace di raccontare mondi immaginari come fossero reali. Questo, per me, riassume al meglio la figura di Italo Calvino. La biografia Italo Calvino mostra infatti un autore unico nel panorama letterario. Lui era così: uno scrittore che giocava con le parole come un bambino con i lego, costruendo palazzi impossibili ma bellissimi. E qui già si capisce tutto. O quasi. Perché Calvino non era uno che si accontentava delle storie normali, quelle che tutti sanno raccontare. No.

Lui voleva andare oltre, scavare dentro le parole fino a trovarci dentro mondi che nemmeno sapevamo di avere in testa. Curioso. Nacque il 15 ottobre del 1923, ma non in Italia. Sorpresa: nacque a Santiago de Las Vegas, vicino L’Avana, a Cuba. Strano, no? Sua madre era una botanica, suo padre un agronomo. Erano in missione scientifica, insomma, non certo in vacanza. Quando tornarono in Italia aveva solo due anni e si sistemarono a Sanremo, – a dire (o forse no?) il vero – dove Italo passò l’infanzia tra alberi, libri e chissà quanti sogni ad occhi aperti…. La Liguria, si sa, ha questo effetto sui bambini. Mare da una parte, montagne dall’altra, e in mezzo una striscia di terra dove tutto sembra possibile. E infatti. Ecco. Perché chi ha mai visto il mare dalla finestra di casa può capire cosa vuol dire svegliarsi con l’orizzonte che ti chiama. Fatto sta che quella geografia — mare, colline, cielo — gli ha insegnato che i confini sono fatti per essere superati. Forse è lì che ha imparato a guardare il mondo con quegli occhi curiosi che poi ritroveremo in tutti i suoi libri. Fatto sta che quella infanzia tra Sanremo e la natura ha lasciato il segno. Calvino studiò Lettere, prima a Torino e poi a Firenze, dove si laureò nel ’47. Ma prima di quel traguardo, visse un’esperienza che segnò profondamente la sua vita: durante la Seconda Guerra Mondiale entrò nella Resistenza. Combatté contro il fascismo e fu partigiano., ovvero un combattente della Resistenza italiana, Strano, no? Sicuramente è uno dei momenti di vita più difficili e dolorosi, ma che gli diede una prospettiva sul mondo diversa da tanti suoi colleghi scrittori. La guerra vera. Quella che puzza di polvere e paura. E invece no. Non i libri di storia, ma la storia che ti entra nelle ossa e non se ne va più. Già…. Perché una cosa è scrivere della guerra stando seduti alla scrivania, un’altra è averla vissuta davvero, con il fucile in mano e la paura che ti mangia lo stomaco. Quella esperienza — dura, sporca, ma vera — gli ha dato una (ma questo è (ma questo è un altro discorso) un altro discorso) concretezza che poi si sente in tutto quello che ha scritto dopo. Il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, ebbe subito successo. Questo episodio della biografia Italo Calvino segna l’inizio di una carriera straordinaria…. In questo racconto si narra di un ragazzo orfano che cerca un posto nel mondo, dentro una guerra che non capisce bene. È un libro delicato, ma potente. Non è un caso che lo lanciò come scrittore. Chi lo sa. Ma il punto è che già da subito si capiva che non sarebbe stato uno scrittore come gli altri. E così sia. Il sentiero dei nidi di ragno ha dentro tutta la guerra, sì, ma raccontata con gli occhi di un bambino. E questo cambia tutto. Perché Calvino aveva capito una cosa che conta: le storie più vere sono quelle che sembrano favole. Poi, negli anni Cinquanta, cominciò a scrivere quelle storie che tutti oggi associamo al suo nome: Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente. Tre romanzi che formano quella che lui stesso chiamò “I nostri antenati”. Apparentemente delle favole, ma piene di significati: parlano di identità, di integrità – ed è – almeno credo – un bel problema -, di ribellione, di come vivere davvero senza rinunciare a sé stessi. Chi lo sa. Viene da chiedersi come facesse a – e non è poco – inventare personaggi così assurdi eppure così veri. Un visconte tagliato a metà che vive diviso tra bene e male. Un barone che decide di vivere sugli alberi e non scende mai più. Un cavaliere che non esiste, ma combatte lo stesso. Roba da matti? Chi lo sa. Forse.

Ma ogni volta che li leggi ti ritrovi a pensare: “Cavolo, ma questo sono io.” Viene da chiedersi se Calvino lo sapesse. Se quando scriveva di un visconte tagliato a metà pensasse a tutti noi, divisi tra quello che siamo e quello che vorremmo essere. Il punto è che ci aveva visto giusto. Negli anni successivi, Calvino ha continuato a evolversi. Diventò uno dei pochi scrittori capaci di stare a metà tra filosofia e fantasia. Il punto è questo. Con Le cosmicomiche ci raccontò l’universo con gli occhi di Qfwfq, il protagonista cosmico delle storie calviniane,, un essere eterno che ha visto tutto, dall’origine del cosmo alle prime gocce di pioggia. Qfwfq è forse il personaggio più geniale che Calvino abbia mai creato. Uno che c’era quando l’universo era solo un puntino, che ha visto nascere le stelle, che si è innamorato quando ancora non esisteva l’amore. Assurdo? Certo. Ma leggendo quelle storie ti viene da ridere e piangere insieme…. La verità è che Calvino aveva trovato il modo di raccontare la scienza come fosse poesia. E invece no. Fatto sta. E con Le città invisibili, un dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan, ci ha regalato una delle opere più poetiche della letteratura italiana: una mappa di luoghi mai esistiti, ma pieni di senso…. Morì improvvisamente nel 1985, a soli 61 anni, mentre era ricoverato a Siena per un intervento. Così si conclude la biografia Italo Calvino, lasciando un’eredità letteraria inestimabile. La biografia Italo Calvino ci insegna che i grandi scrittori non muoiono mai attraverso le loro opere. La notizia fece il giro d’Italia e lasciò un vuoto enorme. Ma i libri, quelli non muoiono mai. Studiare la biografia Italo Calvino significa comprendere l’evoluzione di uno dei più grandi narratori italiani. Oggi, a distanza di anni, si continua a leggerlo, a studiarlo, a scoprirlo…. Perché Calvino non è mai banale, non è mai ovvio. Ti prende per mano e ti porta in posti – diciamo la verità – che non hai mai visto, ma che ti sembrano familiari. È un trucco da mago, questo. O forse no. Già. Forse è solo che Calvino aveva capito una cosa semplice: le – se ci pensiamo – storie migliori sono quelle che parlano di noi senza dirlo mai. A conti fatti, questo era il suo superpotere: prendere cose che non esistono e farle sembrare più reali della realtà. Le sue città invisibili — Zenobia, Isaura, Berenice — sono più vive di tante città vere…. E quando chiudi il libro ti accorgi che (chissà) hai imparato qualcosa sul mondo senza nemmeno rendertene conto. Ma andiamo avanti…. Un curioso aneddoto? Nonostante sia vissuto nel Novecento, non si – forse – può dire che appartenesse a un movimento preciso. Non fu futurista, né neorealista, ovvero appartenente al movimento letterario che descriveva la realtà sociale del dopoguerra, né aderì a correnti politiche o artistiche particolari. Era, semplicemente, se stesso: uno scrittore libero, che amava giocare con le parole, le idee, le storie. In fin dei conti, forse era proprio questo che lo rendeva speciale: non aveva bisogno di appartenere a nessun gruppo per esistere. Era Calvino e basta. Fatto sta. E questo, a pensarci bene, è già tutto. In un mondo pieno di scrittori che si sforzano di essere qualcosa, lui aveva scelto di essere se stesso. Che coraggio. Uno che scriveva quello che gli veniva in mente, senza farsi troppi problemi di etichette o mode letterarie. E funzionava. Eccome se funzionava. Se non lo hai mai letto, inizia da Le città invisibili…. Oppure da Le cosmicomiche. Ogni pagina è una sorpresa. E ogni volta che lo rileggi, scopri qualcosa di nuovo…. Ecco i libri che contano davvero: Il sentiero dei nidi di ragno — il primo, quello del ’47 E – ed è un bel problema – poi Il visconte dimezzato, del ’52 Il barone rampante — fatto sta che uscì nel ’57 Il cavaliere inesistente. Del ’59, quello. Forse. Le cosmicomiche — il punto è che nel ’65 cambiò tutto

E Le città invisibili, del ’72. Il capolavoro, no?

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