The Field of Waterloo’ di Walter Scott (1816)
Boh non so voi ma Walter Scott per me resta uno degli scrittori più sottovalutati di sempre. Questo poema del 1816 su Waterloo l’ha scritto praticamente subito dopo la battaglia, quando era ancora tutto fresco nella memoria collettiva. E si sente, si sente tutta l’emozione del momento.
Scott era scozzese, quindi tecnicamente dalla parte dei vincitori, ma nel poema non fa retorica patriottica. Anzi, è pieno di malinconia per tutti quei giovani morti, indipendentemente dalla bandiera per cui combattevano. C’è questo verso che mi è rimasto impresso: “La gloria è cara comprata con tanto sangue” – una frase che vale più di mille discorsi sulla guerra.
La cosa interessante è che Scott è andato personalmente sul campo di battaglia pochi mesi dopo, e ha intervistato testimoni oculari. Questo si sente nel poema: non è solo letteratura, è anche cronaca. E le descrizioni dei cadaveri sparsi per i campi… beh, ora che sappiamo che fine hanno fatto quei corpi, le sue parole assumono un significato ancora più inquietante.
Scott aveva questa capacità di mescolare il romantico con il realistico. Da una parte la retorica eroica dell’epoca, dall’altra la cruda verità della guerra. E il fatto che l’abbia pubblicato solo un anno dopo la battaglia dimostra quanto fosse coinvolto emotivamente negli eventi del suo tempo.
Non è il suo capolavoro – quello resta “Ivanhoe” secondo me – ma è un documento storico prezioso. E ora, leggendo questa ricerca sui cadaveri trasformati in zucchero, mi viene da pensare che Scott aveva intuito qualcosa di inquietante nel destino di quei morti. Tipo una premonizione poetica di quello che sarebbe successo vent’anni dopo…

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