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Se questo è un uomo’ di Primo Levi (1947) Questo libro ti distrugge l’anima, ma è una lettura obbligatoria per tutti. Levi racconta la sua esperienza ad Auschwitz con una lucidità spaventosa, senza mai cadere nella retorica o nel vittimismo. La cosa che mi colpisce di più è il tono: freddo, preciso, quasi scientifico. Levi era un chimico e si vede dal modo in cui analizza l’orrore dei lager. Non cerca pietà, cerca di capire. E questo rende il libro ancora più devastante. La parte sull’esame di chimica con Doktor Pannwitz è una delle cose più potenti che abbia mai letto. Levi riesce a mantenersi umano in un luogo progettato per disumanizzare, e questo è il vero miracolo del libro. Quello che dice l’articolo è giusto: Levi ci aveva avvertiti che può succedere di nuovo. E infatti quando vedi i migranti nei centri di detenzione, la disumanizzazione sistematica di intere popolazioni… il libro di Levi diventa attualissimo. Non è solo testimonianza, è un manuale di resistenza umana. L’unica cosa che mi fa rabbia è che Levi si è suicidato nel 1987 – evidentemente il peso di quello che aveva vissuto era diventato insopportabile. Ma il suo libro resta lì, a ricordarci che l’uomo può diventare bestia ma può anche rimanere uomo nelle condizioni più estreme. Un libro che cambia la vita, anche se ti lascia a pezzi.

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