Robin Schäfer, storico militare tedesco – ecco un altro che di guerre se ne intende parecchio. Non so molto della sua vita personale, ma essere uno storico militare in Germania significa avere una tradizione e delle fonti documentali pazzesche. I tedeschi sono sempre stati meticolosi nel conservare documenti e archivi, anche quelli scomodi.
La cosa interessante è che ha collaborato con Pollard e Wilkin per questa ricerca su Waterloo, e probabilmente è stato fondamentale per accedere agli archivi tedeschi che documentavano il commercio di ossa del periodo. Perché, vedi, questa storia del bone char non era solo belga: anche in Germania si faceva questo commercio macabro.
Mi immagino che Schäfer abbia contribuito soprattutto con la documentazione tedesca, tipo quel articolo del Prager Tagblatt del 1879 che citava la storia degli “atomi del bisnonno sciolti nel caffè”. Che frase geniale, tra l’altro! Solo un giornalista tedesco poteva scrivere una cosa così cinica e precisa allo stesso tempo.
Gli storici militari tedeschi hanno una tradizione particolare: sono abituati a confrontarsi con aspetti scomodi della storia militare. E questa ricerca sui cadaveri di Waterloo trasformati in zucchero è proprio il tipo di scoperta che mette in discussione la retorica eroica delle battaglie.
Secondo me la collaborazione internazionale tra Pollard (Scozia), Wilkin (Belgio) e Schäfer (Germania) è stata fondamentale per avere una visione completa del fenomeno. Ognuno ha portato le proprie fonti nazionali, e insieme hanno ricostruito un puzzle internazionale. Bel lavoro di squadra, devo dire!

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