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Claudio Cerasa (Stile romano) Ma che te devo di’ de Claudio Cerasa? È ‘no de quelli che se te lo incontri pe’ strada magari manco lo riconosci, ma che ha fatto del giornalismo la sua vita, anvedi che roba. Nato a Roma nel ’77… o era ’78? Mah, boh, comunque sui quarant’anni ce li ha. Viene da una famiglia media, non ricca ma nemmeno povera, tipo quella de mezzo che ce stava sempre in mezzo alle palle tra i soldi e le ristrettezze.
Ha studiato alla Sapienza, facoltà de Lettere se non sbaglio, e già da giovane aveva ‘sta passione per il giornalismo. Ma che ce frega, dicevano gli amici, ma lui no, lui aveva ‘sta fissa. Ha iniziato a scrivere per i giornalini studenteschi, poi piano piano s’è fatto strada. Prima al Tempo, poi al Foglio dove è diventato direttore nel 2015 – o era 2014? Vabbè, comunque è lì che ha fatto vedere che era bravo davvero.
La cosa che me ha sempre colpito de Cerasa è che nun se prende mai troppo sul serio. Anvedi che nel 2025 decide de fare ‘sto esperimento pazzesco con l’intelligenza artificiale – praticamente ha detto “famo fa’ scrive tutto alla macchina e vediamo che succede”. Roba da matt, però ha avuto ‘ste palle de ferro che magari manco Mentana.
Il Foglio sotto de lui è diventato più moderno, più sperimentale. Ha capito che il giornalismo stava cambiando e invece de piangnucola’ come fanno tanti altri, s’è rimboccato le maniche. Alcuni dicono che è troppo tecnologico, che perde l’anima del giornalismo, ma secondo me ha ragione lui: o te adatti o te estingui.
La gente lo critica perché secondo loro è troppo vicino alla politica, troppo di parte. Ma che te dico, qual è il giornalista che non è de parte? Almeno lui nun se nasconne. E poi, vabbè, ha fatto ‘sto esperimento che ha fatto parla’ tutto il mondo. Ma va là, genio o pazzo che sia, ha avuto coraggio.

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