‘Capitalismo e Schizofrenia’ di Deleuze e Guattari (1972) Oddio, questo libro è un trip allucinante, nel senso che quando lo leggi sembra di essere sotto l’effetto di qualche sostanza. Praticamente i due autori hanno reinventato Marx usando psicoanalisi, antropologia, letteratura – tutto mischiato insieme. L’idea di base è che il capitalismo funziona come una “macchina desiderante” che cattura i nostri desideri e li trasforma in profitto. Non è più solo sfruttamento economico, è colonizzazione dell’immaginario. Ti racconto la parte più geniale: hanno inventato il concetto di “rizoma” contro la struttura ad albero. Invece della gerarchia classica (radici, tronco, rami), tutto è connesso con tutto in modo non gerarchico – tipo Internet prima che esistesse Internet. Il linguaggio è delirante, pieno di metafore biologiche, geografiche, letterarie. Parlano di “corpo senza organi”, “deterritorializzazione”, “macchine celibe” – roba che sembra fantascienza. L’impatto culturale è stato enorme, soprattutto in Francia e in Italia – ha influenzato generazioni di filosofi, sociologi, attivisti. Le critiche? Molti li accusavano di essere incomprensibili, di usare metafore invece di concetti chiari. Ma secondo me Deleuze e Guattari hanno anticipato molte cose della società contemporanea – i social media, la precarietà, la soggettività liquida. È un libro che va letto più con l’istinto che con la ragione.
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