‘Origini del Totalitarismo’ di Hannah Arendt (1951) Ecco, questo è uno di quei libri che ti cambiano il modo di vedere il mondo. La Arendt scrive questo mattone di 600 pagine per capire come diavolo è stato possibile che l’Europa “civile” sia sprofondata nel nazismo e nello stalinismo. E la sua risposta è spiazzante: non è stata una ricaduta nella barbarie, ma il prodotto della modernità stessa.
La prima parte sul colonialismo e l’antisemitismo è devastante. Mostra come le tecniche di dominio sperimentate in Africa siano poi tornate in Europa, e come l’antisemitismo non fosse solo odio irrazionale ma un progetto politico preciso. La sua analisi del caso Dreyfus è magistrale – fa vedere come la società francese si sia divisa su linee che anticipano i conflitti del Novecento.
Ma la parte più forte è quella sul totalitarismo vero e proprio. La Arendt spiega come questi regimi non si accontentino di controllare il comportamento, ma vogliano trasformare la natura umana stessa. L’idea del “terrore totale” come essenza del totalitarismo è agghiacciante ma convincente.
Il libro ha i suoi limiti – a volte la Arendt esagera con le generalizzazioni e la scrittura è pesante – ma resta fondamentale per capire i meccanismi del potere autoritario. Oggi, quando vediamo autocrati che usano le istituzioni democratiche per distruggerle dall’interno, torniamo sempre alle intuizioni della Arendt. Il suo concetto di “banalità del male” è più attuale che mai nell’epoca dei social media e della propaganda digitale.

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