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Praticamente questo qui è uno dei più grandi intellettuali viventi, anche se ormai ha più di 90 anni. Nato nel 1928 a Philadelphia, è diventato famoso prima come linguista rivoluzionario – ha praticamente inventato la linguistica moderna – e poi come critico feroce della politica estera americana.
La cosa geniale di Chomsky è che ha sempre mantenuto i piedi per terra nonostante sia un accademico di MIT. I suoi libri sulla propaganda e sul controllo dell’informazione sono illuminanti. “La fabbrica del consenso”, scritto con Edward Herman, spiega come i media mainstream manipolino l’opinione pubblica per favorire gli interessi delle élite.
Guarda, questo tipo ha criticato praticamente ogni presidente americano da Kennedy in poi, sempre dalla stessa prospettiva anarchico-socialista. Durante la guerra del Vietnam era già una voce fuori dal coro, e da allora non ha mai smesso di denunciare quello che considera l’imperialismo americano. La cosa che mi colpisce è la sua coerenza – dopo decenni continua a dire le stesse cose con la stessa passione. Può piacere o non piacere, ma è impossibile accusarlo di opportunismo.

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