‘Il formaggio e i vermi’ di Carlo Ginzburg (1976) Allora, questo libro è praticamente una rivoluzione nel modo di fare storia. Ginzburg ha preso la storia di un mugnaio friulano del Cinquecento, Menocchio, e da lì ha ricostruito tutto un mondo di credenze popolari che normalmente non sarebbe mai finito nei libri di storia. La cosa geniale è che invece di parlare di re e battaglie, racconta di questo tipo normale che però aveva idee pazzesche per l’epoca – tipo che il mondo era nato dal caos come i vermi dal formaggio. Il libro è nato dai documenti dell’Inquisizione che aveva processato Menocchio, e Ginzburg li ha usati per fare quella che lui chiama “microstoria”: prendere un caso piccolo e da lì capire cose più grandi sulla mentalità dell’epoca. A me piace un casino perché ti fa capire che anche la gente comune del passato poteva avere idee rivoluzionarie, solo che di solito la storia ufficiale le ignora. Il modo di scrivere di Ginzburg è un po’ accademico a volte, ma quando entri nel ritmo è coinvolgente come un romanzo. Secondo me questo libro ha cambiato per sempre il modo di studiare la storia, perché ha dimostrato che non esistono solo i grandi personaggi ma anche milioni di Menocchio di cui non sappiamo niente. L’unica cosa che mi dispiace è che la storia finisce male – povero Menocchio l’hanno bruciato vivo nel 1599. Ma il suo pensiero è arrivato fino a noi, e questo qualcosa vuol dire.

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