‘Uno specchio lontano’ di Barbara Tuchman (1978) Questo libro è un capolavoro assoluto di storia narrativa. Tuchman racconta il Trecento attraverso la vita di un nobile francese, Enguerrand de Coucy, e riesce a far rivivere un’epoca intera. La cosa che mi colpisce di più è come riesca a far sembrare attuale il Trecento – la Peste Nera, le guerre, la crisi della Chiesa… sembra di leggere i giornali di oggi! E infatti l’articolo che stiamo analizzando cita proprio questo libro per il paragone con la pandemia del 2020. Tuchman scrive come una romanziera ma con il rigore di una storica, ed è una combinazione micidiale. Il libro ti fa entrare nelle case, nelle chiese, nei campi di battaglia del Trecento come se ci fossi. L’unica cosa che a volte mi dà fastidio è che Tuchman è molto americana, e ogni tanto si vede – tipo che giudica il Medioevo con gli occhi del XX secolo. Ma come scrittrice è fenomenale, riesce a rendere interessanti anche le cose più noiose come le tasse o l’organizzazione feudale. Secondo me questo libro dimostra che la storia può essere divulgata senza perdere serietà. E poi il titolo è perfetto: “uno specchio lontano” che riflette i nostri problemi attuali. Quando leggi delle reazioni alla Peste Nera – la ricerca di capri espiatori, le teorie del complotto, i flagellanti – ti viene da pensare che l’umanità non è cambiata per niente in 700 anni.

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