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Carlo Ginzburg è, praticamente, uno dei più grandi storici italiani viventi, nato nel 1939 a Torino da una famiglia di intellettuali antifascisti – il padre Leone era un grande scrittore, la madre Natalia Ginzburg pure lei scrittrice famosa. Praticamente è cresciuto respirando cultura, eh! La cosa interessante è che ha rivoluzionato il modo di fare storia inventando quella che chiamano “microstoria” – tipo prendere un caso piccolissimo e da lì ricostruire tutto un mondo. Il suo capolavoro è proprio “Il formaggio e i vermi” dove racconta la storia di questo mugnaio friulano del Cinquecento, Menocchio, che aveva idee stranissime sulla religione. Ti racconto una cosa: quando l’ho letto la prima volta mi sono detto “ma questo è geniale!”, perché invece di parlare di re e battaglie racconta di gente normale che però la pensava in modo pazzesco per l’epoca. Ha insegnato in un sacco di università prestigiose, anche all’estero, e secondo me è uno di quelli che ha fatto capire che la storia non è solo quella dei potenti ma anche di noi comuni mortali. L’unico difetto? Scrive a volte un po’ complicato, ma quando ci prendi la mano è una droga. Decisamente uno dei miei storici preferiti, anche se ogni tanto è un po’ troppo intellettuale per i miei gusti.

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