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Eric Hobsbawm Praticamente questo qui è stato uno dei più grandi storici del Novecento, nato nel 1917 in Egitto da genitori ebrei, cresciuto in Austria e Germania, poi emigrato in Inghilterra quando i nazisti sono andati al potere. Una vita pazzesca, eh! La cosa interessante è che è sempre stato comunista convinto – anche quando il comunismo è crollato lui è rimasto fedele alle sue idee, che secondo me è ammirevole anche se non sempre condivisibile. Ha scritto una quadrilogia sulla storia moderna che è diventata tipo la Bibbia per tutti gli storici: “Il secolo lungo”, “L’età del capitale”, “L’età degli imperi” e “Il secolo breve”. Ti racconto una cosa: quando leggi Hobsbawm capisci subito che questo tizio aveva una visione globale della storia come pochi altri. Non si limitava all’Europa ma guardava tutto il mondo, e soprattutto riusciva a spiegare i grandi processi storici in modo chiarissimo. “L’invenzione della tradizione” è un libro geniale dove dimostra come un sacco di tradizioni che pensiamo antichissime in realtà sono state inventate di sana pianta nel XIX secolo. L’unica cosa che a volte mi dava fastidio era la sua rigidità ideologica – tutto doveva per forza rientrare nella lotta di classe. Però è morto nel 2012 a 95 anni e fino alla fine ha continuato a scrivere e a partecipare ai dibattiti. Un gigante assoluto, anche se ogni tanto un po’ troppo di sinistra per i miei gusti.

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