Martin Heidegger Ma questo qui… oddio, dove comincio? Nato nel 1889 in un paesino della Foresta Nera, figlio di un sagrestano cattolico, è diventato uno dei filosofi più influenti e controversi del Novecento. La sua formazione è interessante – prima voleva fare il prete, poi si è buttato sulla filosofia. Il suo capolavoro “Essere e Tempo” del 1927 è una roba che ti cambia il cervello – praticamente ha reinventato il modo di fare filosofia. Anzi no, aspetta, ha inventato un linguaggio filosofico tutto suo che o ami o odi. Le sue idee sull’essere, sul tempo, sulla tecnica sono geniali ma quanto è difficile da leggere! “La questione della tecnica” che cita l’articolo è uno dei suoi saggi più accessibili – dice che la tecnologia non è neutra, ci cambia il modo di vedere il mondo. Tipo trasforma tutto in “risorsa disponibile”, anche noi stessi. Geniale come intuizione! Il problema grosso? Il suo coinvolgimento con il nazismo negli anni ’30. Un casino totale – da una parte hai questo genio filosofico, dall’altra uno che ha aderito al partito nazista. Secondo me questo non cancella le sue idee filosofiche, ma che macchia sulla sua biografia. La cosa assurda è che dopo la guerra non ha mai fatto una vera autocritica. Boh, i filosofi tedeschi di quel periodo erano tutti un po’ complicati, ma lui particolare.

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