‘Les Misérables’ di Victor Hugo (1862) Ma sto libro qui è proprio un mattone, eh! Dieci volumi nell’edizione originale, roba che oggi nessun editore si sognerebbe di pubblicare così. Eppure quando è uscito nel 1862 è stato un successo mondiale immediato. Praticamente Hugo ci aveva lavorato sopra per quasi vent’anni, rivedendo e correggendo continuamente.
La storia di Jean Valjean che ruba un pezzo di pane e finisce nei guai per tutta la vita è diventata il simbolo della giustizia sociale ottocentesca. Ma quello che mi ha sempre colpito è come Hugo riesca a infilarci dentro tutto: la battaglia di Waterloo, le barricate del 1832, il sistema carcerario francese, la condizione dei poveri a Parigi. È tipo un affresco completo della Francia dell’epoca.
E poi c’è quella descrizione di Waterloo che citano nell’articolo – “Waterloo non è una battaglia; è il mutamento di fronte dell’universo”. Che frase! Hugo aveva capito che quella battaglia aveva cambiato tutto, non solo militarmente ma proprio come visione del mondo. La fine dell’epopea napoleonica, l’inizio della Restaurazione.
Il bello è che questo romanzo continua a essere attuale. Ogni epoca ci trova qualcosa di diverso. Negli anni ’60 è diventato simbolo della ribellione studentesca, negli anni ’80 l’hanno trasformato in musical. Anche oggi, con tutti i problemi sociali che abbiamo, la storia di persone che lottano contro l’ingiustizia parla ancora al cuore della gente. Secondo me Hugo era un visionario, aveva capito che la letteratura doveva essere popolare ma anche impegnata. Una figata di libro, nonostante la lunghezza spaventosa!

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