Comprendere i grandi eventi storici attraverso il pensiero critico
Il pensiero critico sulla storia è fondamentale per comprendere davvero gli eventi del passato. Vi è mai capitato di leggere le notizie e pensare: aspetta un attimo, ma questa cosa l’ho già sentita? A me succede spesso. Non è che la storia si ripeta pari pari, ovviamente, però certi schemi ritornano che è una bellezza. Ed è lì che ti accorgi quanto sia importante ragionare sulla storia con la testa, non solo mandare a memoria quattro date come ci facevano fare alle medie.
Marc Bloch – grande storico, poveraccio finito male durante la guerra – diceva una cosa sacrosanta; l’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato; (Bloch, 1949). Però occhio, non è che basta sapere cosa è successo. Bisogna proprio smontare gli eventi pezzo per pezzo, capire il perché e il percome.
Facciamo un esempio pratico? La Rivoluzione Francese. A scuola ce la raccontano così: 14 luglio, Bastiglia, ghigliottina, Napoleone. Ma dai, è come raccontare un film dicendo solo ;c’è un tizio con una spada laser;. Il bello viene quando ti chiedi: ma perché proprio allora? I nobili francesi se la spassavano mentre il popolo moriva di fame. Ok, ma questo succedeva anche prima. Allora cos’è cambiato? Le idee illuministe, certo, ma anche una crisi finanziaria pazzesca, raccolti andati male, una monarchia che aveva perso credibilità… Vedi come si complica?
L’importanza delle fonti e del contesto
Qui viene il difficile. Quando leggi un documento storico, la prima domanda dovrebbe essere: chi diavolo l’ha scritto questo? E perché? Io mi fido poco pure della lista della spesa di mia moglie, figuriamoci di un documento del Settecento!
Prendiamo i diari di guerra. Bellissimi, testimonianze dirette… sì, ma. Un generale che scrive delle sue vittorie non è proprio imparziale, no? E il soldatino che racconta la battaglia dal fango delle trincee avrà una prospettiva leggermente diversa. Per non parlare del contadino che si è trovato l’esercito nell’orto.
Edward Carr (altro storico tosto) lo spiega benissimo: «i fatti storici non ci arrivano mai puri, ma sempre rifratti attraverso la mente di chi li registra» (Carr, 1961). In pratica, ogni testimonianza è come una foto con un filtro Instagram – devi sempre chiederti quale filtro hanno usato.
E poi c’è tutto il contesto. La peste nera, tanto per dire. Non è stata solo «muore un sacco di gente». Ha stravolto tutto: l’economia (mancava manodopera, i salari sono schizzati), la società (i contadini hanno iniziato a farsi sentire), perfino l’arte è cambiata (hai presente tutte quelle danze macabre?). Se guardi solo i morti, ti perdi tre quarti della storia.
Evitare le trappole del presentismo
Questa è tosta davvero. Noi giudichiamo il passato con gli occhi di oggi, ed è sbagliatissimo. Tipo quando leggiamo di pratiche medievali e pensiamo ;che barbari! ;. Alt, fermi tutti. Loro vivevano in un mondo completamente diverso dal nostro.
Leopold von Ranke (tedescone dell’Ottocento, un po’ noioso ma aveva ragione) diceva che dobbiamo capire ogni epoca ;wie es eigentlich gewesen ; – com’è stata davvero (Ranke, 1824). Non nel senso di giustificare qualsiasi cosa, per carità. Ma se non capisci la mentalità dell’epoca, come fai a capire perché la gente agiva così?
E poi c’è il nostro cervello che ci frega. Tutti noi tendiamo a cercare solo le prove che confermano quello che già pensiamo – i psicologi lo chiamano confirmation bias, ma in soldoni significa che vediamo solo quello che vogliamo vedere. Con la storia è pericolosissimo: finisci per piegare i fatti alla tua teoria invece di costruire la teoria sui fatti.
Connettere passato e presente
Adesso viene il bello. Tutto questo ragionamento critico sulla storia non è un passatempo da professoroni. Il Stanford History Education Group (gente seria che studia come insegnare la storia) lo dice chiaro: se impari a ragionare sulla storia, impari a ragionare sul presente.
Pensateci. Se riesci a capire come Mussolini manipolava l’informazione, magari riconosci tecniche simili oggi. Se capisci come nascevano le fake news nell’Ottocento (sì, c’erano anche allora!), sei più attrezzato per l’era di Internet. È come fare le vaccinazioni: ti esponi a piccole dosi di propaganda storica per sviluppare gli anticorpi.
La cosa più importante che la storia ci insegna – se la studiamo con la testa e non solo con la memoria – è che niente è fisso per sempre. Le rivoluzioni succedono. I regimi cadono. Le idee che sembravano folli diventano normalità. Ma anche: le conquiste vanno difese, il progresso può fare marcia indietro, la democrazia non è scontata. Mica male come lezioni di vita, no?






