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Quaderni del Carcere’ di Antonio Gramsci (1948-1951) Guarda, questo non è propriamente un libro, sono gli appunti che Gramsci ha scritto in prigione tra il 1929 e il 1935 – una roba straziante se ci pensi. Praticamente ha trasformato la sua cella in un laboratorio di teoria politica. L’idea più geniale è quella di “egemonia culturale” – il potere non si basa solo sulla forza (dominio), ma sulla capacità di convincere (direzione). Chi vince culturalmente, vince politicamente. Ha analizzato come le classi dominanti riescano a far accettare il loro punto di vista come “senso comune”. Ti racconto una cosa che mi ha sempre colpito: Gramsci scriveva su foglietti che nascondeva dai secondini, usando un linguaggio criptico per evitare la censura. Parlava di “filosofia della prassi” invece di marxismo, di “moderno Principe” invece di partito rivoluzionario. I Quaderni sono stati pubblicati dopo la guerra da Einaudi e hanno rivoluzionato il marxismo occidentale. L’impatto è stato enorme – hanno influenzato i movimenti studenteschi del ’68, i partiti comunisti europei, gli intellettuali di sinistra di tutto il mondo. Le critiche? Alcuni marxisti ortodossi lo trovavano troppo intellettuale, troppo lontano dalla lotta di classe “vera”. Ma secondo me Gramsci ha anticipato la società dei media, il populismo, la guerra culturale – roba attualissima. L’unico problema è che sono 3000 pagine di appunti frammentari, non sempre facili da seguire.

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